Le cronache recenti stanno portando alla luce un fenomeno complesso e preoccupante: la criminalità organizzata sta spostando il suo baricentro strategico verso i settori chiave della sicurezza, fisica e digitale.
Non si tratta di episodi isolati, ma di una vera e propria metamorfosi operativa che merita l’attenzione di tutti i professionisti che operano nell’ambito dell’innovazione, dell’organizzazione e della protezione del patrimonio informativo.
Le nuove mafie non cercano solo denaro: sono in cerca di controllo, informazioni, accesso privilegiato e relazioni. La sicurezza diventa così il nuovo terreno di conquista, sia quella tradizionale (protezione di beni e persone) sia quella digitale (cybersecurity, gestione di infrastrutture informatiche, sorveglianza dei dati sensibili).
Le mafie utilizzano tecnologie evolute, reti di relazioni e competenze interne per acquisire dati riservati, violare sistemi e influenzare decisioni strategiche di aziende e istituzioni.
L’obiettivo non è solo accumulare profitti illeciti, ma soprattutto infiltrare i sistemi di controllo, orientare relazioni economiche e costruire alleanze trasversali che vanno ben oltre i confini della criminalità “classica”.
Perché il rischio è sistemico:
La criminalità informatica organizzata è ormai in grado di destabilizzare interi settori produttivi, falsare la concorrenza e mettere a rischio la resilienza complessiva delle reti digitali.
La raccolta di informazioni sensibili consente alle mafie di controllare processi chiave, ricattare, manipolare e influenzare dall’interno le dinamiche di business.
Le strategie di contrasto devono evolvere: non basta la risposta repressiva. Serve una nuova cultura della sicurezza, fondata sulla collaborazione tra pubblico, privato e forze investigative, ma anche sull’innalzamento della consapevolezza interna alle organizzazioni e sul rafforzamento delle competenze di cybersecurity.
La sicurezza oggi è una partita di intelligence economica e relazionale.
